La desolazione di Gabriela Mistral

La  Desolazione di Gabriela Mistral è un libro pubblicato nel 1922.

La  cilena Gabriela Mistral è la prima vincitrice Sudamerica del premio Nobel per la letteratura nel 1965; le sue opere sono incentrate a scoperchiare un universo del tutto femminile. Fu inoltre colei che scoprì un altro grande autore cileno, Pablo Neruda, di cui era insegnante, che vinse lo stesso riconoscimento circa trent’anni più tardi.

Iniziò la sua carriera a soli quattordici anni come aiuto-insegnante e presto cominciò a scrivere poesie, firmandosi con ogni sorta di pseudonimo. Nel 1914, dopo la vincita di un premio letterario nazionale, scelse definitivamente quello di Gabriela Mistral, risultato della fusione dei nomi dei suoi poeti preferiti: Gabriele D’Annunzio e Frédéric Mistral. Da lì in avanti ricoprì ruoli decisamente importanti sia in ambito scolastico che letterario ed intraprese numerosi viaggi in tutta l’America e in Europa.

La pubblicazione di questo libro elevò la figura di Gabriela Mistral ai vertici assoluti della produzione letteraria mondiale. Lo scrittore argentino Max Daireaux, a cui Gabriela dedicò nel 1938, la poesia «Cosas», parlò di questo come di un libro che non esercita il suo effetto sugli scrittori ma sugli uomini, di un libro con un’influenza morale che opera misteriosamente sull’intelligenza e sul cuore e che all’inizio sembra inspiegabile.

 

 

La desolazione (tratta dal libro La desolazione di Gabriela Mistral)

 

La bruma spessa, eterna, affinché dimentichi dove

mi ha gettato il mare nella sua onda di salamoia.

La terra nella quale venni non ha primavera:

ha la sua notte lunga che quale madre mi nasconde.

Il vento fa alla mia casa la sua ronda di singhiozzi

e di urlo, e spezza, come un cristallo, il mio grido.

E nella pianura bianca, di orizzonte infinito,

guardo morire immensi occasi dolorosi.

Chi potrà chiamare colei che sin qui è venuta

se più lontano di lei solo andarono i morti?

Tanto solo loro contemplano un mare tacito e rigido

crescere tra le sue braccia e le braccia amate!

Le navi le cui vele biancheggiano nel porto

vengono da terre in cui non ci sono quelli che sono miei;

i loro uomini dagli occhi chiari non conoscono i miei fiumi

e recano frutti pallidi, senza la luce dei miei orti.

E l’interrogazione che sale alla mia gola

al vederli passare, mi riscende, vinta:

parlano strane lingue e non la commossa

lingua che in terre d’oro la mia povera madre canta.

 

Gabriela Mistral

 

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