Profumo (romanzo)

Profumo, romanzo di Pasquale De Falco

 

Profumo di Pasquale De Falco
Profumo di Pasquale De Falco

 

 

Evado dolcemente dai pensieri, di notte evito la parola. A chi donerò il mio sorriso? Mi distenderò sui petali del mondo; ho con me l’abito di seta color porpora, accompagnerò le stelle alla loro tomba”.

 

 

 

 

 

 

 

Profumo è un volume intimo, è l’agonia consumata lungo passi inconcludenti nelle notti insonni, in solitudini silenti che sanno di alcool e sigarette, per sentieri di corpi e di vite disordinate, lungo la scia di un profumo, di una allusione, di una sensuale provocazione. Un libro in cui ciascuno può riconoscere e specchiarsi in un pezzo del proprio vissuto, grazie ad una narrazione in grado di tenere un passo emotivo elevatissimo, un ritmo incalzante dalla prima sino all’ultima riga. Il personaggio del libro si muove tra la sua vita reale e meditazioni sull’amore, sulla poesia, sul vivere, sul mondo attorno a lui; si evince un duro distacco e una dura condanna dalla realtà e la ricerca di una libertà interiore che il protagonista racchiude nella ricerca di un  profumo mai esistito.

 

Disponibile sia in versione e-book che in versione cartacea.

Trovate Profumo,  ai seguenti seguenti link: 

Oppure potete chiederlo direttamente a me scrivendo a [email protected], compilando il modulo a fine pagina oppure inviando un messaggio sulla mia pagina facebook

 

 

Alcuni estratti del libro

 

 La mattina giunse con un lieve ritardo profumato, le onde del vento piegavano il filo sospeso nel vuoto dei miei pensieri lontani. Mi trovavo dalla mia amica Adele all’ultimo piano d’un palazzo barocco. Non avrei creduto mai prima di allora che sarei stato capace di tornare, ma lei è rimasta sempre sicura che non avrei dimenticato. Sarà che il tempo langue il rimorso, pensavo seguendo la pioggia col dito del mio umore scrosciante. Erano passati quasi due anni, e tutto era rimasto così uguale, così immobile persino nelle forme che fisse lo specchio imitava dall’alto. Anche la curva dove indugiavo il respiro formava perfetta ancora lo stesso angolo morbido. Sublime. Più la guardavo, più ritrovavo il sole di quel tardo pomeriggio d’estate in cui la incontrai nel profumo di un giorno irreale sotto il pianto azzurro-violetto del giorno morente. Il desiderio in un momento aveva già imparato il suo nome.

 

Ero una neve ghiacciata fuori del tempo con dentro un fuoco a bruciarmi le viscere, la solida costanza d’attesa non reggeva la forza, la schiava promessa e i divieti e le remore come pietre cadevano a picco in fondo all’abisso, e il corpo ribellava la sua bellezza. Ma nessuno, nemmeno un’altra anima persa concedeva al piacere la mia conoscenza: c’erano soltanto angoli bui e miraggi di luci.

 

Ho gustato sensualità di seni d’oro, ho amato silenzi di velluto, stasera al tramonto leggerò seduto al parco, all’ombra di respiri carichi di ardore. Vedrò fiori di selvaggia bellezza, vedrò sensazioni intrise d’avorio, adesso sto ammirando delicati odori, con mano trepidante accarezzo dolci colori sfumati.

 

 

 

 

 

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