Frasi di Don Gallo

Frasi di Don Gallo, il prete da marciapiede, fondatore della Comunità di san Benedetto al Porto di Genova.

Amico degli ultimi, amico degli esclusi.

Il prete degli emarginati.

Drogati, senzatetto, prostitute, alcoolizzati, questi erano i suoi intimi amici.

Nato nel 1928 a Genova, Don Gallo è morto nel 2013 a Genova.

 

Don Andrea Gallo
Don Andrea Gallo

 

Don Andrea Gallo, le sue parole.

Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono. Accoglienza vuol dire costruire dei ponti e non dei muri.

Nessuno possiede la verità sulla terra, ciascuno porta in sé un frammento di verità che può essere regalato all’altro.

L’indifferenza è l’ottavo vizio capitale.

Gesù non ha scelto il Palazzo, ha scelto di nascere in una mangiatoia.

Le parole di Gesù sono sovversive, indomabili, rivoluzionarie: soffocano nelle sagrestie e respirano sul marciapiede.

Sono un prete che si è scoperto uomo.

Spalancare le braccia è il gesto che faccio più spesso da quando la ragione e il cuore mi aiutano a vivere.

La mia felicità umana la misuro sulla mia capacità di accogliere.

Rifondare la speranza”. E’ questo il mio motto.

Io sento il bisogno di vigilare contro le mancanze della giustizia.

Il posto di un prete è fra la gente: in chiesa, per strada, in fabbrica, a scuola, ovunque ci sia bisogno di lui, ovunque la gente soffra, lavori, si organizzi, lotti per i propri diritti e la propria dignità..

Chi riconosce l’appartenenza alla famiglia umana, come fa a non aprire le porte? Poi io, come cristiano, come faccio a non essere accogliente? E io ti accolgo come sei, come persona, perché ancora prima di essere maschio, femmina, omosessuale o straniero, uno è persona, cioè un soggetto di autonomia.

È difficile tener sempre la porta aperta, non è facile. C’è anche la paura, ma noi non rimuoviamo la paura, la affrontiamo. Quante volte in questo ufficio mi han puntato una rivoltella… Ma solo attraverso l’accoglienza, attraverso l’ascolto, attraverso la disponibilità, la generosità, si supera la paura.

Io corro un rischio gravissimo come uomo, come cristiano, come prete, come coordinatore, il rischio cioè di negare a chiunque io incontro il diritto alla non sofferenza.

Sono sempre stato attratto dal desiderio di riscatto della condizione umana emarginata. È il fulcro del cristianesimo. Non c’è fanatismo e non c’è rassegnazione. È messaggio evangelico, è Buona Novella.

I miei vangeli non sono quattro… Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo Fabrizio De André, un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori. (Famosa la sua amicizia con l’artista genovese Fabrizio De André).

 

 

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